Storia della danza. Parte II.

Ciao a tutti!

Continuiamo oggi con altri capitoli della storia della danza.

Medioevo.

Durante questo periodo la danza ebbe vita difficile perchè, a parte rare occasioni, era avversata dalla Chiesa, che vi ravvisava occasioni di peccato e di immoralità. Nonostante questo la Chiesa fu il luogo dove, attraverso il canto, si rinnovò la musica mediante un processo nel quale confluirono tradizioni diverse.

Nella Chiesa del I millennio si danzava anche, ma quando la danza “uscì” dai luoghi sacri per diventare occasione di divertimento, allora la condanna ufficiale si fece sentire un po’ dovunque.

Nonostante le condanne, le popolazioni europee non hanno mai smesso di danzare. Però, mancò quella spinta propulsiva che è fondamento di ogni innovazione; perciò, volendo parlare di una danza medioevale, occorre riferirsi al mantenimento e alla trasmissione di forme coreiche pre-esistenti.  Infatti, nella coreutica medioevale ritroviamo tutti i temi delle epoche precedenti: la fertilità, la morte,  i raccolti, le nozze. Continuarono ad essere praticate le danze in circolo, quelle mascherate e quelle legate in qualche modo ai riti magici.

I veti della Chiesa esercitarono un influsso solo sulle classi dominanti, che si associarono nel rifiutare e nel condannare le danze. Perciò, non si ebbe neanche una loro revisione.

L’unica importante novità fu la nascita di una nuova figura: il giullare. La caratteristica che più ci interessa di questo personaggio è il fatto che fosse un danzatore, anche se “sui generis”. Il suo modo di ballare si discostava dalle forme di danza popolare, eseguiva movimenti ampi ed esteticamente avvincenti. I fini della sua danza erano l’intrattenimento e il divertimento, per questo acquistavano importanza la prestanza fisica, la bellezza e l’agilità. Il giullare ballava da solo ed essendo l’unico centro dell’attenzione era acrobata e professionista.

A livello popolare, nel Medioevo si svilupparono le danze macabre e cimiteriali: il popolo si abbandonava a balli spontanei in occasione di cerimonie funebri.

Si continuava a praticare la danza di corteggiamento, nella forma della carola (che prevedeva di girare ritmicamente intorno alla persona amata, così facendo si sarebbe avuto il possesso del corteggiato…bastasse questo!), che era accompagnata da canti, ma raramente da strumenti musicali. Ciò era dovuto al fatto che la musica si adattava alla danza della coppia, mentre il canto corale univa anche spiritualmente il gruppo dei partecipanti alle figure elementari del ballo. Questi canti sono stati definiti cantilene, i cui elementi costitutivi erano il ritornello ed il verso, inoltre erano brevi ed orecchiabili. Nel corso del 1300 si affermò la distinzione tra danzatore e cantore. A quel punto cominciava a sentirsi la necessità dell’accompagnamento musicale.

Il secolo dei lumi.

In questo secolo si sviluppò la necessità di dare alla coreografia un soggetto e una storia da mostrare agli spettatori. Con l’ Illuminismo le danzatrici formatesi nelle Accademie divennero richieste più dei colleghi uomini: la danza si espanse un po’ dovunque spostandosi nei luoghi di ritrovo pubblici e conquistando borghesi e intellettuali.

L’invenzione del pianoforte nel 1711 da parte di Cristofori agevolò molto l’interesse della gente e consentì alle Accademie di formare danzatori sempre più abili e dotati.

Inoltre, un maestro di danza, Feulliet, pubblicò il trattato “Choreographie e l’Art de decrire la danse” in cui descriveva, oltre alle 5 posizioni di base, numerosi passi di danza (ecco perché hanno nomi francesi) e un sistema per annotarli.

Nel 1760 Noverre, altro maestro di danza, pubblicò il trattato “Lettere sulla danza”, nel quale invocava l’unità di danza, musica e scenografia e l’eliminazione delle danze per proprio piacere. Tra l’altro, egli si battè per l’abolizione degli scomodi e pretestuosi costumi fatti di crinoline e rigide sottogonne “armate” di cerchi. A quell’epoca i costumi femminili, seppur belli e preziosi, erano con tacco alto e spesso a spillo. Gli uomini indossavano una specie di tunica (tonnellet) che arrivava al ginocchio e dava la sensazione di un tutù. Anche se può sembrare banale, la dimensione dei costumi non consentiva di danzare insieme e, pertanto, la danza si svolgeva a distanze e il minuetto, fatto di inchini e passi scivolati, era il ballo più in voga. Inoltre, con l’intervento di Noverre fu tolto l’uso di indossare delle maschere, che non permetteva al danzatore di esprimersi con il volto.

Nella sua riforma, Noverre, a cui si devono le coreografie di 150 balletti, attua la distinzione tra “danza meccanica” e “danza d’azione”. La prima si affidava al puro tecnicismo, la seconda al racconto che per essere capito aveva bisogno dell’ apporto della pantomima e della danza pura, perciò necessitava di energia, sentimento ed espressività, capaci di commuovere ed interessare.

In polemica con Noverre fu il fiorentino Angiolini, coreografo che contribuì all’evoluzione pantomimica della danza. Egli rimproverava al suo collega francese, nelle “Lettere sopra i Balli Pantomimi”, di essere troppo “concettuoso”, mentre Angiolini affermava che l’opera del coreografo dovesse basarsi soprattutto sull’ispirazione e sull’estro creativo, e non dovesse essere condizionata dai precetti.

E oggi finiamo qui…alla prossima, con altri importanti momenti nella storia di quest’arte magica e spettacolare quale è la danza!

Pubblicato in: on 14 maggio 2010 at 00:11  Lascia un commento  

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