Ciao!
Oggi continuiamo con un capitolo della storia della danza particolarmente interessante…
Ottocento.
Con la civiltà industriale si verificò un profondo cambiamento della danza sia popolare che di corte. L’ ’800 è stato il secolo del valzer, della mazurka e della polka, nonchè delle grandi scuole di ballo, in particolare delle sale da ballo, sempre più belle e affollate.
Il valzer portò una vera e propria rivoluzione nelle abitudini, nei costumi e nella cultura dei popoli: esso attraversò tutti gli strati sociali e tutte le nazioni, e, dovunque, conquistò con la stessa forza i ceti popolari e le classi aristocratiche. L’ondata del valzer era il segno dei tempi: sulle piste si imponeva la coppia, come protagonista definitiva del ballo, dell’amore e della vita. Il continente europeo rimaneva ancora il centro per il mondo della danza.
La rivoluzione francese rinnovò radicalmente anche il mondo del balletto: già nel 1792 a Parigi si rappresentò “Offrande à la libertè”, la cui coreografia era composta sulla musica della Marsigliese. Dal punto di vista contenutistico, si tendeva ad abbandonare i temi mitologici per calarsi nella realtà, introducendo trame e problematiche tese ad avvicinare i ceti fra di loro. Sul piano formale e stilistico la danza si affermava come linguaggio artistico del corpo, capace di raggiungere le somme vette del dramma e della poesia. Si portò a compimento quel processo iniziato negli ultimi decenni del secolo precedente, che vedeva il ruolo del maitre de ballets trasformarsi da ordinatore di danze a coreografo vero e proprio. Inoltre, si poneva in termini seri il problema del rapporto tra musica e danza. C’erano i sostenitori della ballabilità di qualsiasi musica e c’era invece chi, al fine di esaltare il ruolo della danza come fatto espressivo, riteneva giusto che fossero composte delle musiche ad hoc per ogni balletto. Altri preferivano utilizzare le grandi composizioni musicali come base per le danze, senza sottilizzare sui problemi di compatibilità. Le nuove tendenze e i problemi connessi erano i chiari segni della caratterizzazione romantica della danza ottocentesca.
Infatti, il balletto dell’età romantica predilige la passione amorosa che spesso è causa di dolori e sofferenze. Calendoli sottolinea che un altro aspetto del balletto romantico è “quello costituito dalle misteriose corrispondenze, non controllabili razionalmente, che si stabiliscono tra l’esistenza terrena e un aldilà popolato di anime inquiete, di dèmoni, di fantasmi e di esseri immateriali (da “Storia della danza universale”).
Inoltre, Calendoli ci spiega perché nell’ ’800 le ballerine rubano la scena ai ballerini: “la danza, nella quale questi temi romantici trovano il modo di esprimersi più intensamente, è la danza delle creature che, bruciate dalla passione, non hanno più peso e attraversano come rapide falene gli spazi aerei, avvolte da veli evanescenti. Sulla scena creature siffatte non possono che danzare sulle punte. La danza sulle punte è propria dell’età romantica e riguarda specificamente la ballerina, che acquista una supremazia sul ballerino”. Inoltre aggiunge che “la creatura femminile appare più adatta ad impersonare la visione della vita romantica, o, meglio, quegli aspetti di essa che la danza predilige”.
La danza sulle punte dà una sensazione di leggerezza ai movimenti: una sensazione di sofferta e poetica elevazione verso l’alto, che non ha nulla a che vedere con il salto o con quell’accenno al volo usato nel Rinascimento e nell’ età barocca.
Per oggi direi che basta così…alla prossima con un altro capitolo molto importante ed interessante dell danza, quello che riguarda il periodo più vicino a noi…a presto!
