La figlia del faraone.

Ciao! Oggi vi voglio parlare di un altro dei balletti più emozionanti ed importanti della danza classica: “La figlia del faraone”.

Si tratta di un balletto la cui coreografia è stata curata da Marius Petipa, mentre le musiche sono di Cesare Pugni. Fu rappresentato la prima volta dal “Balletto Imperiale” del Teatro Imperiale Bolshoi Kammeny, a San Pietroburgo, il 18 gennaio 1862.

Trama.

Un lord inglese, Jonh Bull, il suo servo e una guida si riparano da una tempesta di sabbia in una piramide durante un safari in Africa. Iniziano a fare rumore, ma la guida chiede loro di calmarsi per rispetto alla figlia del faraone che giace in una bara nella piramide.

Così, “per far passare il tempo”, la guida stessa distribuisce dell’oppio. Non appena il nobile lo fuma, iniziano ad accadere cose strane. Molte delle mummie della piramide prendono vita, compresa quella di Aspicia, la figlia del faraone, che improvvisamente mette la mano sul cuore del lord e con questo gesto fa in modo che egli sia trasportato nel passato. Diventa quindi Ta-Hor, un antico egizio che salva Aspicia da un leone. I due si innamorano, ma lei è già promessa sposa al re della Nubia. Perciò scappano insieme e il re si mette al loro inseguimento.

Si fermano nella locanda di un pescatore per nascondersi e i pescatori del luogo chiedono loro se vogliono partecipare ad una battuta di pesca. Aspicia decide di fermarsi. Nel frattempo, arriva alla locanda il re della Nubia  e scopre Aspasia che si getta nelle acque del Nilo per fuggire dalle guardie.

Alla sorgente del fiume, lo Spirito del Nilo chiama a raccolta i fiumi del mondo affinché danzino per Aspicia, poi le intima di rimanare. Quando Aspicia sente questo ordine, chiede che le venga realizzato un desiderio: riportarla a terra. Quando Ta-Hor e il pescatore tornano sulla terraferma, il re della Nubia imprigiona Ta-Hor, per poi riportarlo al palazzo del faraone in modo che sia punito per aver rapito Aspicia.

Una volta che la ragazza torna sulla terraferma, si dirige a palazzo ed arriva in tempo per sentire la condanna a morte di Ta-Hor tramite il morso di un cobra. Allora spiega che se Ta-Hor morrisse, morirebbe anche lei e si allunga per farsi mordere dal serpente. Allora il faraone la spinge indietro e garantisce il permesso di sposare il ragazzo. Il re della Nubia se ne va furibondo e promettendo vendetta.

Iniziano le celebrazione per il matrimonio, ma quando la festa raggiunge l’apice, l’effetto dell’oppio finisce e Ta-Hor si ritrova nei panni del lord inglese.

Nel lasciare la piramide, il nobile guarda la bara di Aspicia ricordando l’amore che hanno condiviso e che ancora condividono.

Questo balletto si ispira al racconto di T. Gautier “Le roman de la Momie”. Inoltre, sembra che questo balletto dovesse durare 4 ore e prevedesse un numero incredibile di esecutori, circa 400. Tutto ciò rientrava però in quello che all’epoca si definiva “ballo grande”. Fu commisionato e rappresentato per l’addio alle scene di una grande ballerina dell’epoca, Camilla Rosati. Questo balletto valse a Petipa il titolo di “maitre de ballets” presso il teatro Marijnski di San Pietroburgo.

In aggiunta, “La figlia del faraone” è stata un’importante “sfida” per famose prime ballerine, come Virginia Zucchi, Matilde Kshesinskaja e Anna Pavlova.

Piaciuta la storia? Be’, spero proprio di sì e che qualcuno di voi sia invogliato a guardarlo per poi scrivermi la sua opinione!

A presto!

Pubblicato in: on 24 maggio 2010 at 22:49  Lascia un commento  

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