Danza moderna.

Ciao a tutti!

Dopo il post sulla danza classica, ecco qua un articolo su quella moderna…spero che sia di vostro gradimento!

Origini e storia: i caratteri distintivi della danza moderna.

L’ aggettivo di “moderna” lo si deve al fatto che presenta caratteristiche in netto contrasto con il balletto. La danza moderna rifiuta l’uso delle scarpette da punta e le cinque posizioni dei piedi e delle braccia; inoltre con essa sparisce lo sfarzo dei costumi e le scenografie vengono semplificate.

Le figure del ballerino e dello scenografo sono spesso fuse insieme e non si ha un linguaggio codificato come nella danza classica, ma sono gli stessi coreografi a ideare di volta in volta un linguaggio del tutto personale. Si prediligono l’istinto e la personalità del ballerino. Spesso i coreografi prendono spunto dalle danze etniche di paesi non occidentali, per mezzo delle quali è possibile accrescere di elementi diversi la danza in ogni sua forma.

Il rapporto con lo spazio.

Nella danza moderna il corpo si muove liberamente cercando di trovare un nuovo rapporto con lo spazio e il temo. Mentre nella danza classica il ballerino si mostra frontalmente al pubblico e tutti i suoi movimenti si sviluppano partendo da questa relazione spaziale, con il busto eretto e le gambe ruotate verso l’esterno, nella danza moderna la posizione del busto rispetto alle gambe può variare e il ballerino occupa tutto lo spazio.

Inoltre, mentre nella d. classica il ballerino doveva creare l’illusione di librarsi nell’aria “vincendo” la forza di gravità, nella d. moderna si riconosce “il peso” del corpo, che diventa il principio basilare del movimento: questo accomuna i vari stili di danza moderna sviluppatisi.

Metodo Modern Dance Academy (M.D.A.).

Questo metodo consiste in un programma di studio per allievi e insegnanti articolato in 9 livelli e prevede esami attitudinali. In questo modo si è venuta a creare una codifica della danza moderna che ogni allievo può apprendere avendo un termine di paragone con studenti di città dicerse dalla sua.

Tale didattica raccoglie vari stili della danza moderna cercando quindi di preparare gli allievi in modo completo e aiutandoli a scegliere la specializzazione più gradita ( jazz, contemporaneo, ecc.).

La Modern Dance Academy si prefigge di trasmettere valori importanti, volti a rafforzare la cultura del sapere motorio, per lo sviluppo della personalità in senso psico-fisico del singolo e per favorire la socializzazione. Inoltre, essa conta sui suoi insegnanti per sensibilizzare e coinvolgere gli studenti nella pratica dello sport privilegiando le occasioni di aggregazione che sappiano coniugare le attività motorie alla musica, alla danza e ai più alti valori dello sport.

Bene, dopo questo articolo, a me caro perché la danza moderna è stato il mio “primo amore”, vi saluto! Alla prossima!


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Published in: on 11 giugno 2010 at 20:25  Lascia un commento  

Danza classica.

Ciao a tutti!

Oggi voglio dedicare questo articolo alla danza classica: volenti o nolenti, occorre accettare che è stata in qualche modo la “madre” di tutti i vari stili di danza che si sono succeduti nel tempo e buone basi di danza classica sono , a mio avviso, indispensabili per essere bravi ballerini, indipendentemente dallo stile che poi si predilige.

Perciò, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulla danza classica…..

Origini e storia.

La danza classica si serve della tecnica accademica sviluppatasi a partire dal 1661, anno in cui Luigi XIV fondò a Parigi la prima accademia di danza , la “Academie Royal de Danse”, con l’intento di sviluppare e diffondere i principi dell’arte coreografica.

In questo periodo lavorò il coreografo De Beauchamps, che codificò le cinque posizioni classiche (già stabilite da maestri di danza dei 2 secoli precedenti), assumendole a regola per iniziare e terminare i passi e fissò le regole per l’esecuzione dei principali passi allora conosciuti, stabilendone anche i nomi (che sono, per questo, francesi).

Metodo russo o Vaganova.

Agrippina Vaganova (1879-1951) è stata una delle più riconosciute ballerine russe. Ha sviluppato un metodo di insegnamento, che prende appunto il suo nome, derivato dall’analisi del metodo e della tecnica della vecchia Scuola Imperiale di Balletto nel periodo di massimo splendore, sotto la guida del maitre Marius Petipa.

V. perfezionò e sistematizzò questo metodo d’insegnamento in un programma di grande saggezza. Il suo libro, “I principi fondamentali della danza classica”, pubblicato a San Pietroburgo (allora Leningrado) nel 1934, rimane ancora oggi un testo importantissimo contenente le istruzioni per la tecnica del balletto.

Figlia di un usciere del Teatro Mariinsky, fu accettata nella scuola del Balletto Imperiale, istituzione fondata da Anna di Russia nel 1888.

Si diplomò alla Classe de perfection guidata dalla ex prima ballerina Sokolova.

Alla studentessa V., all’inizio l’arte del balletto costò fatica (e a chi non costa all’inizio!) poichè il movimento non le riusciva molto naturale, ma lentamente, con impegno e forza di volontà, entrò nel Balletto Imperiale.

Anche se arrivò al titolo di “Prima Ballerina” solo un anno prima del suo ritiro, diventò ugualmente famosa come la regina delle variazioni per il virtuosismo e l’alto livello tecnico.

E’ interessante notare che il maestro Petipa non era interessato alla V., anzi i suoi commenti alle performance della ballerina erano spesso accompagnati da commenti come “spaventosa” o “terribile”.

Nel 1917 si ritirò dalle scene ed iniziò ad insegnare alla scuola del Balletto Imperiale.

Dopo la rivoluzione d’Ottobre il destino della danza in Russia sembrava difficile, ma V. lottò per la sopravvivenza di quest’arte che amava così tanto e per le preservazione dell’eredità di Petipa.

Nel 1934 diventò direttrice della scuola del Balletto Imperiale che ora porta il suo nome: Accademia di Balletto Vaganova.

Metodo inglese.

La Royal Academy of Dance è un’associazione a scopo didattico classificata nel Regno Unito come Ente Morale e gode del patrocinio di Sua Maestà brittannica. E’ tra le maggiori associazioni organizzazioni nel mondo per la formazione di allievi e insegnanti, con oltre 15 mila membri in 82 stati.

E’ autorizzata al rilascio di certificati, attestati, diplomi di studio. Nel 2001 è stata ufficialmente riconosciuta come organopreposto per offrire qualifiche generali, professionali ed occupazionali nel mondo della danza.

Gli insegnanti iscritti all’albo sono 6500 e ogni anno oltre 2000 allievi sono esaminati. Il sito ufficiale è http://www.rad.org.uk.

Per completezza, ricordo anche altri metodi didanza classica:

  • metodo Cecchetti, dal nome del maestro italiano;
  • metodo Danese, elaborato dal coreografo Boumoville;
  • metodo Americano, derivato dalla scuola russa “importata” in America da Balanchine.

Detto questo, spero di non avervi annoiato troppo su questa bellissima parte della danza e di aver trasmesso anche a chi non la apprezza molto almeno un po’ della bellezza della danza classica!

A presto!

Published in: on 8 giugno 2010 at 21:33  Lascia un commento  

Argentario Dance Festival.

Ciao a tutti!

Oggi voglio informarvi riguardo ad un concorso internazionale di danza, chiamato Argentario Dance Festival, che si terrà a Porto Santo Stefano (nel suggestivo teatro sul mare), dall’1 al 6 settembre, diretto da Claudio Rocco.

Questo concorso vuole essere un momento di crescita e di confronto in cui la protagonista è proprio la danza ( classica, moderna, contemporanea, hip hop, break dance). A tutti gli accompagnatori saranno proposte escursioni guidate in una natura generosa che ha regalato magnifici colori alla sua terra, in un mare che racchiude tutte le tonalità dal blu al verde smeraldo.

PREMI SPECIALI.

  • Premio miglior coreografia.
  • Premio miglior interpretazione.
  • Premio miglior talento.
  • Premio miglior costume.
  • Premio miglior gruppo.
  • Premio Argentario Dance Festival.

Ecco il programma:

  • mercoledì 1 sett. : arrivo dei gruppi e alle ore 19,00 prove sul palco;
  • giovedì 2 sett.: dalle 10,oo alle 17,30 stage; ore 20,00 inizio semifinale ( prima parte) e assegnazione premi speciali;
  • venerdì 3 sett.: dalle 10,oo alle 17,30 stage; ore 20,00 inizio semifinale ( seconda parte);
  • sabato 4 sett.: dalle 10,00 alle 15,30 stage, ore 20,00 finalissima con premiazioni;
  • domenica 5 sett.: gita in barca all’isola del Giglio e Giannutri; ore 21,30 gran galà con assegnazione del premio Argentario Dance Festival (premio in denaro);
  • lunedì 6 sett.: partenza.

Per qualsiasi informazione: A.S.D. Ballet Center Accademy, e-mail: info@balletcenteraccademy.com, sito web: http://www.balletcenteraccademy.com.

Che dire…in bocca al lupo a tutti!

Published in: on 31 maggio 2010 at 21:51  Lascia un commento  

Alessandra Celentano.

Ciao a tutti!

L’articolo di oggi è dedicato ad una grande ballerina dei nostri giorni…e non solo.

Alessandra Celentano nasce a Milano il 7 novembre 1966. Sin da bambina comincia a studiare danza con maestri di fama internazionale e si perfeziona all’Opera di Stato di Budapest.

Quella di Alessandra è una grande carriera arricchita da premi e da collaborazioni con i grandi nomi della danza. E’ stata infatti prima ballerina all’ Aterballetto diretto da A. Amodio e Maitre de ballet alla Scala di Milano sotto la direzione di Terabust, al Teatro dell’Opera di Roma e al Teatro Comunale di Firenze per il Maggio Danza.

Col tempo acquisisce le competenze per cimentarsi anche con l’ insegnamento. Inizia la sua carriera di docente ai corsi di perfezionamento professionali di Danza a Reggio Emilia per giovani danzatori.

Caratterialmente si definisce una persona allegra, solare, ma anche responsabile e crede ciecamente nel valore della famiglia.

Adora fare viaggi e, tra tanti fatti, ricorda con particolare piacere quelli in Messico, alle Maldive e negli Stati Uniti.

Le piace molto lavorare con i giovani perché sono pieni di entusiasmo e di grinta.

Per quanto riguarda le produzioni televisive alle quali ha preso parte, ricordo:

-Omaggio a Rossini”Petit Train de Plasir”;

-W gli specchi di Trieste;

-Pavarotti International;

-e, ovviamente Amici.

Inoltre, oggi vi voglio segnalare anche uno stage che si terrà a Fiuggi il 3-4-5 settembre.

Si intitola “Dancing Time Stage e concorso di Danza Internazionale”. I corsi proposti sono di:

-danza classica, tra cui come insegnanti vi sarà proprio Alessandra Celentano, oltre a Elisabetta Terabust;

-danza contemporaneo, insegnanti Antony Heinl e Alex Atwezi;

-modern jazz, insegnanti Garrison, Andrè de la Roche;

-hip hop, insegnanti Byron, Etienne.

Inoltre, dedicato agli insegnanti:

-corso di coreografia;

-corso di tecneca classica e moderna.

In più, c’è un concorso gratuito per tutti coloro che parteciperanno allo stage: in palio prestigiose borse di studio ed importanti premi e riconoscimenti.

Per qualsiasi informazione: http://www.dancingtime.it.

Be’, che altro dire, buon divertimento e a presto!

Published in: on 26 maggio 2010 at 22:41  Lascia un commento  

Tutti in Trentino!

Ciao a tutti, amanti della danza!

Questo post tratta di uno stage che si terrà quest’estate in Trentino.

Come è riportato anche nell’immagine, lo stage si terrà dal 22 al 29 agosto a Tesero e quest’anno è le decima edizione dell’ iniziativa “TrentinoDanzaEstate” (TDE).

Oltre ai consueti corsi di danza classica, contemporanea, jazz, hip hop e flamenco, per questo anniversario sono presentati anche corsi di danze storiche e sulla “contact improvisation”.

In collaborazione con l’Associazione “Sportabili”, saranno proposti anche corsi in cui persone abili danzano con persone diversamente abili e questo mi sembra una cosa molto bella.

Saranno proposti degli appuntamenti serali come il musical “Imparare a sognare”, con Rossana Casale e Gianluca Ferrato e la regia di Mattolini.

Ecco alcuni degli eventi più importanti.

Domenica 22 agosto. Serata inaugurale: presentazione degli insegnanti ed esibizione di alcune danze trentine.

Martedì 24 agosto. Festa di accoglienza con degustazione di prodotti locali e musica.

Mercoledì 25 agosto. Prove del musical “Imparare a sognare” con Michele e Stefania, 2 attori -cantanti alla cui bravura non corrisponde altrettanta fama. Essi tengono un corso di tecniche di musical. Riveleranno agli allievi la loro difficile storia d’amore attraverso brani celeberrimi tratti da famosi balletti. Si tratta di un forte intreccio tra arte e vita.

Giovedì 26 agosto. Prima nazionale del musical.

Venerdì 27 agosto. Hip Hop contest.

Sabato 28 agosto. Serata conclusiva con l’esibizione degli allievi e di alcuni inseganti.

Ecco i costi.

6 giorni di lezioni.

1 corso = 170 euro. 2 corsi = 270 euro. 3 corsi = 3oo euro. Ogni corso aggiuntivo = 50 euro.

Quote tesserati Federazione Trentina Scuole di danza.

1 corso 0 120 euto. 2 corsi =  180 euro. 3 corsi = 200 euro. Ogno corso aggiuntivo = 50 euro.

Quote gruppi e partecipanti alle precedenti edizioni.

2 corsi = 200 euro. 3 corsi = 230 euro.

Corso flamenco e Bata de Cola = 3 giorni di lezioni.

1 corso = 110 euro. 2 corsi = 200 euro. 3 corsi = 250 euro.

Soggiorno.

In pensione completa: 7 giorni 350 euro, un singolo giorno 52 euro (base camere doppie, camere singole solo a richiesta).

Quote settimanali in residence: bilocale 4 letti a partire da 455 euro, trilocale 6 letti a partire da 600 euro.

Per maggiori informazioni e chiarimenti, vi rimando al sito: http://www.trentinodanza.it.

Buon divertimento!

Published in: on 25 maggio 2010 at 22:34  Lascia un commento  

La figlia del faraone.

Ciao! Oggi vi voglio parlare di un altro dei balletti più emozionanti ed importanti della danza classica: “La figlia del faraone”.

Si tratta di un balletto la cui coreografia è stata curata da Marius Petipa, mentre le musiche sono di Cesare Pugni. Fu rappresentato la prima volta dal “Balletto Imperiale” del Teatro Imperiale Bolshoi Kammeny, a San Pietroburgo, il 18 gennaio 1862.

Trama.

Un lord inglese, Jonh Bull, il suo servo e una guida si riparano da una tempesta di sabbia in una piramide durante un safari in Africa. Iniziano a fare rumore, ma la guida chiede loro di calmarsi per rispetto alla figlia del faraone che giace in una bara nella piramide.

Così, “per far passare il tempo”, la guida stessa distribuisce dell’oppio. Non appena il nobile lo fuma, iniziano ad accadere cose strane. Molte delle mummie della piramide prendono vita, compresa quella di Aspicia, la figlia del faraone, che improvvisamente mette la mano sul cuore del lord e con questo gesto fa in modo che egli sia trasportato nel passato. Diventa quindi Ta-Hor, un antico egizio che salva Aspicia da un leone. I due si innamorano, ma lei è già promessa sposa al re della Nubia. Perciò scappano insieme e il re si mette al loro inseguimento.

Si fermano nella locanda di un pescatore per nascondersi e i pescatori del luogo chiedono loro se vogliono partecipare ad una battuta di pesca. Aspicia decide di fermarsi. Nel frattempo, arriva alla locanda il re della Nubia  e scopre Aspasia che si getta nelle acque del Nilo per fuggire dalle guardie.

Alla sorgente del fiume, lo Spirito del Nilo chiama a raccolta i fiumi del mondo affinché danzino per Aspicia, poi le intima di rimanare. Quando Aspicia sente questo ordine, chiede che le venga realizzato un desiderio: riportarla a terra. Quando Ta-Hor e il pescatore tornano sulla terraferma, il re della Nubia imprigiona Ta-Hor, per poi riportarlo al palazzo del faraone in modo che sia punito per aver rapito Aspicia.

Una volta che la ragazza torna sulla terraferma, si dirige a palazzo ed arriva in tempo per sentire la condanna a morte di Ta-Hor tramite il morso di un cobra. Allora spiega che se Ta-Hor morrisse, morirebbe anche lei e si allunga per farsi mordere dal serpente. Allora il faraone la spinge indietro e garantisce il permesso di sposare il ragazzo. Il re della Nubia se ne va furibondo e promettendo vendetta.

Iniziano le celebrazione per il matrimonio, ma quando la festa raggiunge l’apice, l’effetto dell’oppio finisce e Ta-Hor si ritrova nei panni del lord inglese.

Nel lasciare la piramide, il nobile guarda la bara di Aspicia ricordando l’amore che hanno condiviso e che ancora condividono.

Questo balletto si ispira al racconto di T. Gautier “Le roman de la Momie”. Inoltre, sembra che questo balletto dovesse durare 4 ore e prevedesse un numero incredibile di esecutori, circa 400. Tutto ciò rientrava però in quello che all’epoca si definiva “ballo grande”. Fu commisionato e rappresentato per l’addio alle scene di una grande ballerina dell’epoca, Camilla Rosati. Questo balletto valse a Petipa il titolo di “maitre de ballets” presso il teatro Marijnski di San Pietroburgo.

In aggiunta, “La figlia del faraone” è stata un’importante “sfida” per famose prime ballerine, come Virginia Zucchi, Matilde Kshesinskaja e Anna Pavlova.

Piaciuta la storia? Be’, spero proprio di sì e che qualcuno di voi sia invogliato a guardarlo per poi scrivermi la sua opinione!

A presto!

Published in: on 24 maggio 2010 at 22:49  Lascia un commento  

Il palcoscenico.

Ciao a tutti!

Oggi intendo scrivere un articolo un po’ particolare…non tratta né di stage, né di ballerini o balletti famosi, bensì del palcoscenico.

Qualche cenno storico.

Nel medioevo lo spazio dedicato agli spettacoli era un luogo non ben definito, una chiesa o una piazza, ad esempio, ma anche un palco o un cerchio di spettatori. La parola “theatrum” indicava un luogo preciso e separato.

Il passaggio dal luogo come spazio teatrale a teatro vero e proprio si ebbe nel Rinascimento. All’inizio furono ideati spazi al chiuso o all’aperto simili agli anfiteatri, poi si ebbe la nascita della “sala barocca” o “all’ italiana” e la definizione della scenografia della sala e del palcoscenico, per realizzare la quale nasceranno i mestieri di architetto teatrale e di scenografo.

Il primo teatro pubblico italiano è il San Cassian, che nasce a Venezia nel 1637. Da lì inizia un fiorire di teatri lungo tutta la penisola.

Il teatro barocco ha una platea a forma di “U”, contornata da gradoni trasformatisi poi in palchetti, e una grande area scenica costituita da due fila di quinte laterali e un fondale, costruiti e/o dipinti. In origine gli architetti erano anche coloro che si occupavano della scenografia.

La figura dello scenografo, le quinte, la profondità.

Alla metà del ‘600, si iniziano ad usare le quinte laterali e gradualmente la scenografia barocca si “separa” dall’architettura, perciò si fa sentire l’ esigenza di una persona adibita specificamente alla cura della scenografia. La figura dello scenografo si delinea nettamente nell’ ‘800.

La scenografia si specializza: le scene sono costruite direttamente sul palco con una prospettiva “all’infinito”, le quinte si moltiplicano ed il palcoscenico diventa più profondo.

Il sipario, la scenografia, effetti luce.

Nell’ Ottocento è definitivamente introdotto il sipario e si sviluppano nuove tecniche che diminuiscono i tempi di attesa tra un atto e l’altro. Con lo sviluppo delle macchine idrauliche e meccaniche i tempi di allestimento si snelliscono sempre più e con l’introduzione dell’ illuminazione a gas, prima, ed elettrica, poi, lo spettacolo prima imperniato soprattutto sugli effetti speciali muta in rappresentazione dove sono privilegiati i valori, gli interpreti, le storie e le passioni.

Ogni città il suo teatro.

Il popolo si appassiona sempre più ai teatri, affollandoli; perciò queste strutture diventano gradualmente più grandi, più belle più attrezzate e più capienti.

In tutta Europa, le città si classificano, oltre che per la cattedrale e per il palazzo comunale, per il proprio teatro, che diventa gradualmente il principale luogo di ritrovo per la popolazione.

Se oggi si stia o meno perdendo questa tendenza, questa considerazione del teatro, non saprei dire; resta comunque il fatto che il teatro ha sempre quel qualcosa in più, di diverso e di speciale, che lo differenzia dalla TV e dal cinema: sarà che si sentono gli attori più “vicini”, sarà l’atmosfera più particolare e l’ambiente più elegante (un teatro è ben diverso da una sala cinematografica, per quanto nuova ed elegante possa essere quest’ ultima), comunque il teatro rimane un importante luogo di incontro, confronto e scambio, del tutto insostituibile. Voi che dite?

A presto!

Published in: on 23 maggio 2010 at 22:33  Lascia un commento  

Storia della danza. Parte IV.

Ciao a tutti!!!

Oggi tratto di un capitolo molto interessante della storia della danza….

Danza nel ‘900.

Esplodono i ritmi afro-cubani e ispano-latini. Il baricentro della danza si sposta nel continente americano (sia sud che nord). Dagli USA vengono il ragtime, il jazz e una serie di nuovi balli affascinanti, come il rock’n roll, il paso doble, la samba, il mambo, il genere caraibico. I nuovi balli coinvolgono tutte le classi sociali e le generazioni. Perfino nella rigorosa danza teatrale si afferma l’esigenza di nuovi moduli espressivi, ispirati alla libertà di interpretazione.

Si consolida, in questo secolo, la cultura delle competizioni: sia sul piano della elaborazioni delle teorie e delle tecniche, sia come confronto atletico sulle piste. Il ballo diventa divertimento, hobby, business, impegno e passione. Si assiste alla contrapposizione tra la scuola francese e quella inglese, che diventerà superiore. Si perfeziona il processo di classificazione dei balli in discipline omogenee. Anche se l’Europa ha perso il suo ruolo di fucina del ballo, resta comunque il fatto che Inghilterra, Francia, Germania e Italia continuano a svolgere un compito importante nella difficile opera di classificazione e regolamentazione dei balli.

Si creano i primi Organismi sovranazionali, preposti a gestire le problematiche della danza, si creano i primi statuti e le moderne Associazioni dei Maestri di ballo, si arriva alla costituzione delle Federazioni Nazionali di Danza e alla loro confluenza nella IDSF (international dance sport federation).

Il XX secolo è stato un periodo di grandi sperimentazioni. All’inizio del secolo, nascono i “Ballets Russes” ad opera di Diaghilev, impresario e organizzatore di balletti . Dopo un periodo di carattere “viaggiante”, si stabiliscono all’ Opéra di Montecarlo, fino al loro scioglimento del 1929, per la morte di Diaghilev.

Negli Stati Uniti nascono grandi compagnie per merito innanzitutto di Martha Graham e di George Balanchineche.

La danza del XX secolo e del nostro deve tanto a questi artisti pieni di talento e di coraggio: grazie a loro la danza è potuta crescere e differenziarsi in tanti stili e sono stati i precursori di nuovi creatori della danza, quest’arte che non avrà mai fine!!!

Published in: on 22 maggio 2010 at 22:45  Lascia un commento  

Storia della danza. Parte III.

Ciao!

Oggi continuiamo con un capitolo della storia della danza particolarmente interessante…

Ottocento.

Con la civiltà industriale si verificò un profondo cambiamento della danza sia popolare che di corte. L’ ‘800 è stato il secolo del valzer, della mazurka e della polka, nonchè delle grandi scuole di ballo, in particolare delle sale da ballo, sempre più belle e affollate.

Il valzer portò una vera e propria rivoluzione nelle abitudini, nei costumi e nella cultura dei popoli: esso attraversò tutti gli strati sociali e tutte le nazioni, e, dovunque, conquistò con la stessa forza i ceti popolari e le classi aristocratiche. L’ondata del valzer era il segno dei tempi: sulle piste si imponeva la coppia, come protagonista definitiva del ballo, dell’amore e della vita. Il continente europeo rimaneva ancora il centro per il mondo della danza.

La rivoluzione francese rinnovò radicalmente anche il mondo del balletto: già nel 1792 a Parigi si rappresentò “Offrande à la libertè”, la cui coreografia era composta sulla musica della Marsigliese. Dal punto di vista contenutistico, si tendeva ad abbandonare i temi mitologici per calarsi nella realtà, introducendo trame e problematiche tese ad avvicinare i ceti fra di loro. Sul piano formale e stilistico la danza si affermava come linguaggio artistico del corpo, capace di raggiungere le somme vette del dramma e della poesia. Si portò a compimento quel processo iniziato negli ultimi decenni del secolo precedente, che vedeva il ruolo del maitre de ballets trasformarsi da ordinatore di danze a coreografo vero e proprio. Inoltre, si poneva in termini seri il problema del rapporto tra musica e danza. C’erano i sostenitori della ballabilità di qualsiasi musica e c’era invece chi, al fine di esaltare il ruolo della danza come fatto espressivo, riteneva giusto che fossero composte delle musiche ad hoc per ogni balletto. Altri preferivano utilizzare le grandi composizioni musicali come base per le danze, senza sottilizzare sui problemi di compatibilità. Le nuove tendenze e i problemi connessi erano i chiari segni della caratterizzazione romantica della danza ottocentesca.

Infatti, il balletto dell’età romantica predilige la passione amorosa che spesso è causa di dolori e sofferenze. Calendoli sottolinea che un altro aspetto del balletto romantico è “quello costituito dalle misteriose corrispondenze, non controllabili razionalmente, che si stabiliscono tra l’esistenza terrena e un aldilà popolato di anime inquiete, di dèmoni, di fantasmi e di esseri immateriali (da “Storia della danza universale”).

Inoltre, Calendoli ci spiega perché nell’ ‘800 le ballerine rubano la scena ai ballerini: “la danza, nella quale questi temi romantici trovano il modo di esprimersi più intensamente, è la danza delle creature che, bruciate dalla passione, non hanno più peso e attraversano come rapide falene gli spazi aerei, avvolte da veli evanescenti. Sulla scena creature siffatte non possono che danzare sulle punte. La danza sulle punte è propria dell’età romantica e riguarda specificamente la ballerina, che acquista una supremazia sul ballerino”. Inoltre aggiunge che “la creatura femminile appare più adatta ad impersonare la visione della vita romantica, o, meglio, quegli aspetti di essa che la danza predilige”.

La danza sulle punte dà una sensazione di leggerezza ai movimenti: una sensazione di sofferta e poetica elevazione verso l’alto, che non ha nulla a che vedere con il salto o con quell’accenno al volo usato nel Rinascimento e nell’ età barocca.

Per oggi direi che basta così…alla prossima con un altro capitolo molto importante ed interessante dell danza, quello che riguarda il periodo più vicino a noi…a presto!

Published in: on 17 maggio 2010 at 22:14  Lascia un commento  

Storia della danza. Parte II.

Ciao a tutti!

Continuiamo oggi con altri capitoli della storia della danza.

Medioevo.

Durante questo periodo la danza ebbe vita difficile perchè, a parte rare occasioni, era avversata dalla Chiesa, che vi ravvisava occasioni di peccato e di immoralità. Nonostante questo la Chiesa fu il luogo dove, attraverso il canto, si rinnovò la musica mediante un processo nel quale confluirono tradizioni diverse.

Nella Chiesa del I millennio si danzava anche, ma quando la danza “uscì” dai luoghi sacri per diventare occasione di divertimento, allora la condanna ufficiale si fece sentire un po’ dovunque.

Nonostante le condanne, le popolazioni europee non hanno mai smesso di danzare. Però, mancò quella spinta propulsiva che è fondamento di ogni innovazione; perciò, volendo parlare di una danza medioevale, occorre riferirsi al mantenimento e alla trasmissione di forme coreiche pre-esistenti.  Infatti, nella coreutica medioevale ritroviamo tutti i temi delle epoche precedenti: la fertilità, la morte,  i raccolti, le nozze. Continuarono ad essere praticate le danze in circolo, quelle mascherate e quelle legate in qualche modo ai riti magici.

I veti della Chiesa esercitarono un influsso solo sulle classi dominanti, che si associarono nel rifiutare e nel condannare le danze. Perciò, non si ebbe neanche una loro revisione.

L’unica importante novità fu la nascita di una nuova figura: il giullare. La caratteristica che più ci interessa di questo personaggio è il fatto che fosse un danzatore, anche se “sui generis”. Il suo modo di ballare si discostava dalle forme di danza popolare, eseguiva movimenti ampi ed esteticamente avvincenti. I fini della sua danza erano l’intrattenimento e il divertimento, per questo acquistavano importanza la prestanza fisica, la bellezza e l’agilità. Il giullare ballava da solo ed essendo l’unico centro dell’attenzione era acrobata e professionista.

A livello popolare, nel Medioevo si svilupparono le danze macabre e cimiteriali: il popolo si abbandonava a balli spontanei in occasione di cerimonie funebri.

Si continuava a praticare la danza di corteggiamento, nella forma della carola (che prevedeva di girare ritmicamente intorno alla persona amata, così facendo si sarebbe avuto il possesso del corteggiato…bastasse questo!), che era accompagnata da canti, ma raramente da strumenti musicali. Ciò era dovuto al fatto che la musica si adattava alla danza della coppia, mentre il canto corale univa anche spiritualmente il gruppo dei partecipanti alle figure elementari del ballo. Questi canti sono stati definiti cantilene, i cui elementi costitutivi erano il ritornello ed il verso, inoltre erano brevi ed orecchiabili. Nel corso del 1300 si affermò la distinzione tra danzatore e cantore. A quel punto cominciava a sentirsi la necessità dell’accompagnamento musicale.

Il secolo dei lumi.

In questo secolo si sviluppò la necessità di dare alla coreografia un soggetto e una storia da mostrare agli spettatori. Con l’ Illuminismo le danzatrici formatesi nelle Accademie divennero richieste più dei colleghi uomini: la danza si espanse un po’ dovunque spostandosi nei luoghi di ritrovo pubblici e conquistando borghesi e intellettuali.

L’invenzione del pianoforte nel 1711 da parte di Cristofori agevolò molto l’interesse della gente e consentì alle Accademie di formare danzatori sempre più abili e dotati.

Inoltre, un maestro di danza, Feulliet, pubblicò il trattato “Choreographie e l’Art de decrire la danse” in cui descriveva, oltre alle 5 posizioni di base, numerosi passi di danza (ecco perché hanno nomi francesi) e un sistema per annotarli.

Nel 1760 Noverre, altro maestro di danza, pubblicò il trattato “Lettere sulla danza”, nel quale invocava l’unità di danza, musica e scenografia e l’eliminazione delle danze per proprio piacere. Tra l’altro, egli si battè per l’abolizione degli scomodi e pretestuosi costumi fatti di crinoline e rigide sottogonne “armate” di cerchi. A quell’epoca i costumi femminili, seppur belli e preziosi, erano con tacco alto e spesso a spillo. Gli uomini indossavano una specie di tunica (tonnellet) che arrivava al ginocchio e dava la sensazione di un tutù. Anche se può sembrare banale, la dimensione dei costumi non consentiva di danzare insieme e, pertanto, la danza si svolgeva a distanze e il minuetto, fatto di inchini e passi scivolati, era il ballo più in voga. Inoltre, con l’intervento di Noverre fu tolto l’uso di indossare delle maschere, che non permetteva al danzatore di esprimersi con il volto.

Nella sua riforma, Noverre, a cui si devono le coreografie di 150 balletti, attua la distinzione tra “danza meccanica” e “danza d’azione”. La prima si affidava al puro tecnicismo, la seconda al racconto che per essere capito aveva bisogno dell’ apporto della pantomima e della danza pura, perciò necessitava di energia, sentimento ed espressività, capaci di commuovere ed interessare.

In polemica con Noverre fu il fiorentino Angiolini, coreografo che contribuì all’evoluzione pantomimica della danza. Egli rimproverava al suo collega francese, nelle “Lettere sopra i Balli Pantomimi”, di essere troppo “concettuoso”, mentre Angiolini affermava che l’opera del coreografo dovesse basarsi soprattutto sull’ispirazione e sull’estro creativo, e non dovesse essere condizionata dai precetti.

E oggi finiamo qui…alla prossima, con altri importanti momenti nella storia di quest’arte magica e spettacolare quale è la danza!

Published in: on 14 maggio 2010 at 00:11  Lascia un commento